sabato 1 maggio 2010

Omaggio a Monachesi


Omaggio a Monachesi
Galleria Studio del Guelfo Roma
5-15 maggio 2010 Vicolo Sforza Cesarini 3, Roma
(per il centenario della sua nascita(1910-2010)
Galleria Studio del Guelfo Roma
5 maggio ore 17,30
giovedì venerdì e sabato 0re 16,30-19,00
5-15 maggio 2010 Vicolo Sforza Cesarini 3

giovedì 29 aprile 2010

IN•FORMA GIOVANI ARTISTI A CONFRONTO


VENERDì 30 APRILE DALLE 19

IN•FORMA GIOVANI ARTISTI A CONFRONTO

PITTURA FOTOGRAFIA VIDEO ART TEATRO

KOINè MEDITERRANEA SPAZIO SOCIALE CIVICO 50
VIA MARIO UGO GUATTARI 50 - ROMA

In natura tutto è modellato secondo tre modalità fondamentali: la sfera, il
cono e il cilindro. Bisogna imparare a dipingere queste tre semplicissime
figure, poi si potrà fare tutto ciò che si vuole.
Paul Cezanne

Noi sentiamo che se tutte le possibili domande della scienza ricevessero una
risposta, i problemi della nostra vita non sarebbero nemmeno sfiorati. Certo,
non rimane allora alcuna domanda; e questa è appunto la risposta. Il problema
della vita si risolve quando svanisce. (...) C'è veramente l'inesprimibile. Si
mostra, è ciò che è mistico...
Ludwig Wittgenstein

6 giovani artisti visivi e una compagnia teatrale si mettono a confronto sul
tema della forma.
Il concetto di forma viene preso in considerazione come il prendere forma di
un'idea. Nell'incessante divenire della natura infinite forme nascono e si
trasformano. Ogni forma dalla più generale alla più piccola e parziale
corrisponde ad un aspetto della natura che si esprime nascendo, per mutare e
morire, perchè in natura niente è statico, la fissità appartiene solo alla
morte, la vita è per sé stessa mutevolezza.
L'artista è colui che assiste a questa creazione, ponendo il suo segno.
Osserva il divenire delle forme, le sceglie e le combina in equilibri sempre
nuovi. Egli è quindi colui che dà forma alle idee inespresse.

h.19 apertura mostra

h. 21,30 spettacolo teatrale

h.22 video-proiezioni

con

CELESTE ARESU • I WANT TO BREAK FREE (Foto)
OPERAPERTA • MORTE DI OFELIA (Foto)
MON_KEY • FORMA (Foto)

VALERIA LACENTRA • VISIONI METROPOLITANE (Pittura)
MATTEO ORTU • LA IRIS (Pittura)

ACCURSIO GRAFFEO • SELEZIONI VIDEO

ASSOCIAZIONE CULTURALE DULCAMARA
• IO SONO HERBERT
Breve atto unico di Robert Anderson
• PARI E PATTA
di Stefano Benni
Con Flavia Li Vigni e Fabio Manniti.

www.operaperta.altervista.org

www.assokoine.altervista.org

info. operaperta@libero.it

venerdì 23 aprile 2010

Mangia le Prugne


dal 9 al 13 GIUGNO 2010, a VILLA ERBA, c'e' una manifestazione d'arte a livello internazionale a sostegno della RICERCA sulla Fibrosi Cistica: "MANGIA
LE PRUGNE"; organizzatrice:TINA MALLIA

Sono circa 400 piccolissime opere provenienti da tutto il mondo (30x30)
L'EVENTO SI SVOLGERA' A : "VILLA ERBA" CERNOBBIO (CO)

I LAVORI SARANNO ESPOSTI DAL GIORNO 9 AL GIORNO 11 GIUGNO PRESSO GLI SPAZI ESPOSITIVI; IL GIORNO 12 GIUGNO , SARANNO SPOSTATI NELLA VILLA ANTICA DOVE VERRA' EFFETTUATA L'ASTA

BATTITORE DELL'ASTA : ROBERTO MILANI
TESTIMONIAL DELLA MANIFESTAZIONE: MATTEO & MARTA MARZOTTO
CURATORE DEL CATALOGO: LUIGI CAVADINI

Il ricavato sarà devoluto al Progetto in memoria di Simone n.10/2009 della
FONDAZIONE PER LA RICERCA SULLA FIBROSI CISTICA - ONLUS
Responsabile: Alessandra Bragonzi (Unità di Infezione e fibrosi cistica – Divisione di Immunologia, Trapianti e Malattie infettive – Istituto San Raffaele - Milano)

Partner:
Giovanni Bertoni (Dipartimento
di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie, Università degli studi di Milano)

giovedì 1 aprile 2010

"SOGNI RUVIDI" "Dada Surrealismo Dada"


mostra integrata di ArteFotoGrafiaPerformanceReadings
"SOGNI RUVIDI" "Dada Surrealismo Dada"
inaugurazione venerdì 16 aprile 2010 ore 18,00 Biblioteca Elsa Morante
Via adolfo cozza, 7 Lido di Roma 16>23 aprile 2010
La mostra si concluderà il 23 aprile (ore 11,00) con la conferenza " Arte a Soqquadro" che verterà su alcuni ...aspetti dei movimenti Dada e Surrealismo.

a cura dell'Associazione ACCA ed Espressioni D'arte,
Livia Compagnoni e Tiziana di Bartolomeo
liviacom@tiscali.it, www.espressionidarte.it - ufficiostampa@espressionidarte.it

Proponiamo questa esposizione tracce di memoria per parlare ancora di Dada e Surrealismo, se parlare vuol dire cambiare prospettiva per osservare da "dentro" le opere, per ricomporre le logiche e i frammenti all'interno dei linguaggi espressivi di alcuni artisti storici: Duchamp, Ray, Ernst, Picabia, Arp, Ball.
Gli artisti: S. Azzena, T. Di Bartolomeo, A. Kasperek, Manna, A. Pelliccioni, C. Perez, M. Rossetti, S. Santi, C. Sassaroli, operaperta (laboratorio forme)
delineano aree e sintetizzano per mezzo dei loro "falsi d'autore", i territori attigui dei rimandi.

giovedì 18 marzo 2010

Doppia personale di Luciano Civettini e Claudia Matta

Doppia personale di Luciano Civettini e Claudia Matta
all'interno
della quale verranno presentati i lavori di Luigi NaldiGiancarlo
Rosetti Marta Zaccariniclasse V D sez. Pittura e
Decorazione Pittorica del Prof. Antonio Borzì ISARTIstituto Superiore
Artistico

26 marzo - 26 maggio
a cura di
Caterina MorelliInaugurazione venerdì 26 marzo ore 18.30un progetto di INA
ASSITALIA PER I GIOVANI
INA Assitalia – Agenzia Generale Bologna Centro
Via de' Pignattari, 3
– Bologna

Telefono: 051 6405282E-mail: relazionipubblico@inabologna.it

Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00

mercoledì 17 marzo 2010

L’impegno, il lavoro. Omaggio a Giuseppe Di Vittorio




L'impegno, il lavoro.
Omaggio a Giuseppe Di Vittorio
Biblioteca Elsa Morante
Via Adolfo Cozza, 7 Roma
2- 10 aprile 2010
Artisti:Ugo Attardi, Ennio Calabria, Bruno Caviola, Giancarlo Isola, Achille Perilli Bruno Pagliai, Gianni Crialesi, Mario Di Cara, Nino Palleschi, Renzo Vespignani, Alberto Ziveri, Antonio Laglia e Renato Guttuso.
Inaugurazione 2 Aprile ore 18.00
Organizzazione : Gianni Crialesi
Allestimento : Antonio Laglia
Documenti Storici Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Editrice E.D.S.
Con il patrocinio della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Archivio Storico della CGLI Roma Ovest, Soc. Coop. Lido- Ostia e le Biblioteche di Roma
Critica a Cura di Gianluca Tedaldi

orari
lunedì, martedì e mercoledì 9-13 / 15-19, giovedì 9-19,
venerdì 9-22, sabato 9-13


L’impegno, il lavoro: un titolo che si attaglia alla doppia proposta di questa esposizione.
Da una parte, Giuseppe Di Vittorio viene ricordato nell’unico modo fertile di conseguenze, vale a dire come una soluzione per il futuro, non con uno sguardo retrospettivo.
Dall’altra, si presentano artisti e le loro creazioni.
Creativa fu l’opera di Di Vittorio e una simile definizione non può meravigliare perché, invece, si potrebbe addirittura accentuare la forza del termine e parlare di visionarietà per dare ragione della sua capacità di orientare tutta la sua vita nella direzione di un ordine delle cose che assolutamente non esisteva quando cominciò la sua attività. È, infatti, noto che le condizioni sociali e umane delle persone impegnate nell’economia agricola d’inizio secolo non corrispondevano alle aspettative di una coscienza civile – neanche in minima parte, potremmo dire. Chi avesse vaticinato un cambiamento importante di quello scenario sarebbe stato tacciato certo di visionarietà. Chi, poi, avesse addirittura manifestato il proposito di essere spunto e motore di eventi che avessero portato ad un simile traguardo non avrebbe ricevuto considerazione per il divario troppo grande che separava la realtà dal progetto. Di Vittorio non fu intimidito da questa sfida e creò – si può dire – quella realtà che in un primo tempo era solo parte dei suoi sogni.L’artista si sforza di comunicare la propria visione interiore a coloro che condividono la sua stessa condizione umana ma non sono riscaldati dalla medesima intima visionarietà che permette a chi crea opere d’arte di ritrarre non tanto quello che c’è ma quello che potrebbe essere, sia nel senso della bellezza come dell’ordine. Ogni cosa del mondo sembra contenere in se stessa potenzialità ma solo in certe circostanze si può superare quel diaframma tanto impenetrabile che separa l’immaginazione dalla realtà. Ecco che ogni realtà esistente: volti, città, natura, storia possono ricevere dall’intuizione artistica una forma che è allo stesso tempo nuova ed eterna. Nuova perchè mai sino ad allora conosciuta, eterna perché questa novità si svela come l’intima verità, la vocazione di quelle stesse cose ad esistere in un modo più bello, più giusto.
-- Interessante è la rappresentanza di artisti che potremmo definire genericamente “innovatori” cioè di quelle personalità che hanno spostato i confini del linguaggio tradizionale in una direzione fino ad allora poco nota non pochi di loro sono noti anche come scultori, a testimonianza di una sensibilità libera da consuetudini di bottega.
Ugo Attardi domina sapientemente la costruzione della figura ma ama contraddire questa istintiva capacità di attingere al bello con ibridazioni che invece sono drammatiche o addirittura deformano l’anatomia. In lui realtà e visionarietà sono quasi coincidenti.
Anche Ennio Calabria è capace di imprimere alle sue immagini una spiccata esasperazione nelle proporzioni e nella prospettiva ma questo suo intervento ha più lo scopo di generare dinamismo, una vitalità contagiosa che si estende anche allo spazio, alle cose inanimate
Fra loro, Bruno Caviola può ben rappresentare quel “linguaggio parlato” della pittura di espressione e di temperamento che si è diffusa nella seconda metà del secolo scorso come sostituzione del più convenzionale “realismo quotidiano” . Anche le cose consuete, in Caviola, si arricchiscono di una intensità che è anche capacità fantastica.
Giancarlo Isola resta, con notevole successo, nell’ambito dell’arte che si avvicina alle soglie dell’astrattismo pur senza rinunciare alla riconoscibilità. Nelle sue forme la tensione drammatica viene sostituita dalla ricerca di armonie cromatiche di timbro vivace che si valgono anche di linee curve con un’audacia garbata, potremmo dire.
Achille Perilli è personalità troppo nota per avere bisogno di ragguagli critici. Le sue sperimentazioni di segni organizzati come sequenze narrative sono, nell’ambito della presente esposizione, le proposte più audaci ma anche quelle che possono più stupire lo spettatore. Nel suo caso si potrebbe parafrasare la moderna teoria della comunicazione secondo la quale non è solo ciò che viene detto (o dipinto) che ci influenza ma anche il modo (cioè il segno che si usa). Perilli, senza dire nulla di definibile, presenta un segno molto caratteristico, un in parte frettoloso ma anche energico, che ha fatto scuola presso i moderni artisti grafici.
Restando su un livello di audace sperimentazione, Bruno Pagliai si potrebbe definire ”operatore estetico” per risolvere la difficoltà di assegnare una categoria al suo lavoro. La verità è che l’artista non vuole, appunto, essere racchiuso in un perimetro critico che, probabilmente, vede come una prigione mentre il suo fare arte è inseparabile dal vivere stesso e, quindi, comprende il tempo, lo spazio stesso della galleria, gli spettatori. Arte che forse non dura materialmente a lungo ma resta nella coscienza di chi ne è venuto a contatto.
Ed ecco le sculture di Gianni Crialesi che completano (quasi) il quadro delle proposte di più spiccata ricerca formale le quali costituiscono la prima sezione della mostra. Nelle sue agglomerazioni di materiali la ricerca è rigorosa e mira alla sintesi, a quella semplicità che, è noto, si conquista solo prezzo di sforzi costanti e anche di intuizioni improvvise e risolutive.
La prima parte della rassegna, per esser veramente completa, ha bisogno di fare omaggio al decano dei partecipanti, a Mario Di Cara che, avendo traversato da testimone e protagonista l’arte ( e la storia dell’arte) del Novecento può ben considerarsi la cerniera tra coloro che innovano quelli che alimentano la tradizione della cultura figurativa italiana. Il suo apporto introduce anche l’elemento onirico e surreale che sinora non aveva fatto parte delle tendenze citate.
Ecco allora che bene si può connettere a questo spunto verso la figurazione di vena fantastica il magistero di Nino Palleschi che ormai da quasi mezzo secolo pratica e insegna l’arte incisoria. Nel suo mondo interiore tutte le immagini reali sono cariche di un’affettuosa trasformazione introdotta dalla memoria mentre i sogni hanno il rigore di attente esplorazioni del proprio animo.
Incisore, Renzo Vespignani lo fu in sommo grado ed i suoi esordi, intimamente legati al mondo “decostruito” del dopoguerra lo hanno portato a sviluppare una tecnica che, all’opposto, è capace di ricreare la realtà nelle sue caratteristiche più minute. In questa perfezione, tuttavia, aleggia sempre l’inquietudine di chi è profondamente in sintonia con il tempo presente, sul crinale tra salvezza e dissoluzione.
Alberto Ziveri fu tra gli artisti amati da Vespignani (che scrisse per lui una commossa presentazione ad una delle ultime mostre del maestro realista). Sebbene non troppo noto al grande pubblico, Ziveri occupa nella storia dell’arte italiana e della cosiddetta Scuola Romana un posto di spiccato rilievo. Il suo realismo fu intransigente, tenace, coerente anche quando i tempi e il mercato si opponevano a tale scelta.
Uno degli allievi più brillanti di Ziveri (e forse il più bravo) è Antonio Laglia che opera nella zona del litorale con la stessa coerenza ereditata dal maestro e che gli permette di vivere la modernità senza complessi rispetto al passato perché ne emula la sapiente cura della forma che interpreta, da persona di oggi, con la sensibilità attenta ad ogni aspetto della “commedia” umana.
Giustamente a Renato Guttuso può spettare il posto d’onore a conclusione della sezione figurativa. Non si tratta di un primato qualitativo (perché nel parlare di arte moderna il giudizio deve necessariamente restare sospeso e aperto ancora un po’) ma di ruolo. Come difensore del diritto di fare arte di impostazione tradizionale Guttuso ha saputo promuovere e sostenere generosamente la tendenza figurativa con scritti, interventi e la stessa vastissima produzione delle sue opere. È quindi prestigioso ospitare nella mostra una sua grafica.
In conclusione, è bene riprendere il discorso dedicato alla figura di Giuseppe Di Vittorio e alla sua azione per inaugurare una nuova stagione di rapporti fra le classi sociali. Il suo idealismo fu accompagnato da grande concretezza e dalla capacità di farsi anche mediatore fra opposte visioni. La sua determinazione nel cercare di mantenere l’unità del movimento che aveva contribuito a creare lo mostrano padre sollecito di una realtà che egli non vede solo in termini politici ma come un organismo diremmo vivente.
Anche agli artisti è stata spesso attribuita una cura quasi paterna delle loro creazioni. In contrasto con queste attitudini, possiamo anche fare l’esperienza di una concezione opposta, che vede le lotte politiche come occasione di potere o la creazione artistica come una via per la ricchezza e la fama.
Giuseppe Di Vittorio avrebbe duramente condannato le deviazioni di chi antepone il proprio interesse a quello della collettività in cui vive. Forse, l’esempio di questa persona forte ed onesta, capace di grandi visioni e di costanza nel renderle reali si offre come un modello che vale in campi disparati e non ultimo nel mondo della cultura dove è facile correre il rischio di perdere il senso di ciò che si fa, il fine ultimo di tanto sforzo di conoscenza che sempre dovrebbe essere l’accrescimento di un bene comune.
Prendiamo l’occasione di questa esposizione come il segnale che non può esistere rinnovamento senza creatività e che ogni atto creativo è generato da una forte visione di come le cose potrebbero evolvere e migliorare. L’opacità che avvilisce tante iniziative e che turba le nuove generazioni deriva anche dal non vedere esempi di un modo nuovo e autorevole per affermare che l’esser umano è signore del suo futuro, che può crearlo. Non si onora una persona nel compiangerla ma nello sforzarsi di completare il suo progetto.
L’immagine che potrebbe essere presa ad emblema di questa esposizione è il ritratto che gli fece Carlo Levi e che si vede sullo sfondo durante un’intervista al capo del sindacato: Levi condivise come uomo le aspirazioni alla giustizia sociale e, come artista, dette una definizione intensa al volto di Giuseppe Di Vittorio, quasi riassumendo quel misto di potenza e di gentilezza che lo caratterizzava.
Arte e Giustizia (cioè il bello e il bene) non sono realtà reciprocamente estranee anzi, hanno bisogno l’una dell’altra; potremmo dire che ci obbligano, amando l‘una, a scoprire l’altra.